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Il problema è il fractional scaling

Vedete, tra i Desktop Environment che preferisco c’è sicuramente XFCE. Mi ricorda i sistemi operativi con cui ho iniziato a muovermi nel mondo dell’informatica e lo trovo pulito e minimalista senza per questo esagerare nell’hardcore.

Ma c’è un ma. Se usate Linux in modalità grafica con uno schermo 4K, probabilmente vi imbatterete in problemi di risoluzione. Usare la nativa senza giocare con lo scaling si traduce probabilmente in caratteri ed elementi grafici troppo piccoli per poter essere usati. Lo scaling non fa altro che applicare un moltiplicatore a tutti gli elementi grafici e i font permettendo ad esempio di andare in modalità 2x, ovvero il doppio. Che spesso rende tutto troppo grande.

Ecco che entra in gioco il fractional scaling, che consente di applicare moltiplicatori non interi come ad esempio 1.5x. Ma questo ha effetti sulla CPU che deve fare un grande lavoro di calcolo e ridimensionamento in ogni redraw su schermo. Non tutti i Desktop Environment hanno implementato il fractional scaling e per la mia esperienza XFCE è uno di quelli che si comporta in modo peggiore. Buono quello di Ubuntu classico mentre il migliore di tutti è, sempre per la mia esperienza, quello nativo di KDE. La qualità dei caratteri quando siamo in 1.5x è indistinguibile da quella a 1x e 2x.

Quindi la scelta di KDE per me è al momento abbastanza forzata e, ad essere sinceri, non è che la cosa mi dispiaccia molto. Reputo KDE infinitamente superiore a Gnome di questi tempi. C’è un lavoro dietro davvero encomiabile ed esorto tutti a dargli una chance.

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